venerdì 24 giugno 2016

...sarà una spina nel fianco

POVERO MAZZINI


Londra, 2015
RICOH 35 ZF




...E da giorni c'è questa canzone
E oggi pure anche se è il giorno dell'Inghilterra
E' tuttavia una spina nel fianco a questa Europa che si auto-smembra
Sta vincendo il nemico.
Ninco Nanco deve ri-morire?


sabato 28 maggio 2016

Giuliano De Donno ci ha lasciato il segno


E’ notte e ed è Africa. Il cellulare italiano squilla, il telefono è in fondo a una tasca dello zaino. Quando arrivo a prenderlo ha già smesso. E’ la mia amica Monica, una di quelle amiche che rivedi dopo mesi ed è come se fosse il giorno prima. Un filo continuo.

Mi dice che suo padre non c’è più. Resto di ghiaccio. Esploro tutte le possibilità, quelle che di notte amplificano il dolore. 

Giuliano ha deciso di farla finita, proprio lui: il Dr Giuliano De Donno, che a Brindisi tutti conosciamo per la sua professionalità e umanità di Medico, adesso in pensione tuttavia volontario presso il suo ospedale di sempre. 
Per me è quel Giuliano che ho conosciuto attraverso le sue figlie, nel tempo trascorso all'università in via di Gello a Pisa, tra ansie di esami, pranzi e fughe fuori porta. Giuliano per me è quell'uomo con le gote rosse, il perenne sorriso e l’accento marcatamente brindisino; quello che tra gli scogli della sua Santa Sabina, quando gli raccontai della mia prima (vera) crisi d’amore, mi disse: “peggio per lui, lascia stare, non sarà la prima volta e adesso fatti il bagno”. 
Nei miei schemi mentali Giuliano era uno che amava la vita, ma se ha deciso di chiuderla forse perché amava di più quella degli altri. 
Per forza deve esserci stata un buon motivo, vero Giuliano?

E’ buffo. E' la prima volta che ti chiamo per nome e ti do del tu. 
Mi prendo questa libertà. 
Come hai fatto tu, scegliendo di volare.
Addio Uomo, Padre e Medico.
E' tremendo. Sei tu che hai lasciato il segno stavolta. Tu che i segni sulla pelle delle persone li toglievi con maestria .
Tocca a noi adesso ricucire con cura.
Ce la metteremo tutta. Promesso.
Intanto eccoti i segni di questo cielo africano.
Buon riposo.
D.

"SEGNI NEL CIELO AFRICANO" Toamasina - Madagascar 2016


sabato 21 maggio 2016

Tutta colpa di Giacomelli

…se poi a uno gli piace il bianco e nero nel 2016 e lo cerca in tutti i formati e ISO

La figura nera aspetta il bianco è il titolo della mostra dedicata a Mario Giacomelli in cui si trovano alcuni dei momenti più importanti della sua vita fotografica. 
E’ a Palazzo Braschi a Roma fino al 29 maggio. Sbrigarsi quindi, se si vuole rimanere impressionati (come su un negativo). 
Io ho esclamato “Ecco quello che voglio dal bianco e nel nero”.
Al mi ha corretto “con la luce e il nero”.
Giusto.

Oltre alle fotografie la mostra offre un video. Forse qualche pannello in più avrebbe aiutato il visitatore a entrare nell'indissolubile legame tra Mario Giacomelli e la sua terra, da cui raramente si è allontanato, le Marche, e che restituisce in ogni sua crepa.
Per chi volesse, esiste un'autobiografia "La mia vita intera" (a cura di S. Guerra, Ed. Bruno Mondadori, 2008), acquistabile nello shop al piano di sotto. O sennò su internet.
Poi resta solo una cosa: andare nella Senigallia sua città natale di Senigallia, visitare il MUSINF, Museo d'Arte Moderna, dell'Informazione e della Fotografia e fare un giro nelle campagne vicine.
Poi, come dicono a Pisa, me lo ridite. 
Magari anche qui.


qui, un vecchio post...


sabato 21 novembre 2015

14-11-2015: il weekend successivo

Sarebbe bastato che Mark avesse spostato di due settimane il festeggiamento del suo sessantesimo, che forse non saremmo più partiti per Londra.

Pisa, 14-11-2015 – il weekend successivo

Una settimana prima sei davanti alla cattedrale di Saint Paul dove quasi tutti portano il garofano all’occhiello per il giorno della memoria; attraversi il Millennium bridge da cui ti godi il Tower bridge. Scendi e hai davanti la Tate Modern, sulla destra, e il Globe Theatre sulla sinistra. Ed è lì che incontri Lucy e i suoi colleghi, studiano fotografia e cercano volti per il loro progetto fotografico di doppia esposizione in analogico. In cambio dei 10 secondi del tuo tempo concessi per uno scatto e un advice, ti regalano un sacchetto di Haribo.
Una settimana prima sei a Londra per festeggiare un sessantesimo con gente di ogni parte del mondo, in un ottimo ristorante italiano e coi camerieri che a Londra ci tengono a consolidare il principio che “la nostra è un’ottima cucina”. Ti bevi pinte di ale nei pub dall’illuminazione sempre azzeccata e lasci che la birra scivoli con le parole, in compagnia delle persone giuste. Passeggi tra i libri usati delle librerie di charring cross road. Ti sei spinto fino a "tutto est" per vedere la bassa marea dei canali e le case che sembrano nel fango, e quando rientri a casa di Bright, che sogna di andare in Sicilia a conoscere Dolce e Gabbana, di distrutto ci sono solo i piedi. Il resto è sano ed eccitato.

Il week end successivo è la distruzione vera invece; dell’io, del noi, del voi e del loro. Si manifesta il cambiamento che è in corso da un po’. Un bel po’. Nel mondo intendo. Mica solo in Europa.

Un minuto dopo la notizia degli attentati a Parigi io dico “ci siamo, siamo fottuti” e non mi preoccupo di spiegare il perché. Penso solo che un anno prima avevo sentito, visto e guardato la Striscia di Gaza. 

Due giorni dopo spengo la radio, che ininterrottamente avevo ascoltato. Mi accorgo che sto segnando i brani nella mia memoria. Ho accolto il suggerimento di usare la musica per trovare una chiave per reagire. In una qualche misura bisogna non fermarsi all'io, oppure dire che è Dio.

Una settimana dopo, la musica è questa:

Where is the love dei Black Eyed Peace
Capriccio n. 24 di Paganini suonata da David Garrett
Present Tense dei Pearl Jam
Vuci mia cantannu vai di Olivia Sellerio

E infine, nel marasma di idee e parole di ognuno, trovo questo video. O meglio, mi trova lui, perché è "virale". Ma è un progetto. Ben venga allora il retrovirus-HUG.



qui, il viaggio a Londra con la Ricoh 35ZF: LONDON

mercoledì 11 novembre 2015

ll giorno dei caduti


THE MEMORY DAY


Saint Paul Cathedral
Londra, 2015


RICOH 35 ZF -  pellicola FOMAPAN 400


E' il giorno della memoria dei caduti di guerra e fuori dalla Cattedrale di Saint Paul tutti indossano il papavero all'occhiello. Fuori ci sono le macchine di rappresentanza con le bandiere inglesi. Potrebbe esserci qualche esponente della famiglia reale dentro la chiesa. I bambini scout si preparano lungo le scale in fila. La banda aspetta di suonare e ammazza il tempo facendosi le foto con i turisti. Sono perlopiù le signore di una certa età che vogliono essere ritratte con l'aitante suonatore di banda.
Chissà che si prova a vestirsi così.