A tutto Est: in Giappone

lunedì 23 giugno 2014

maratona: tema 4

31 maggio 2014. Come ogni anno la maratona di Imago: 4 temi ogni 3 ore.
Nel 2012 l’ho fatta a Parigi, nel 2013 mezza a Pisa, mezza a Viareggio.
Quest’anno la faccio qui, a Mesagne e dintorni con la Yashica MAT124G
La maratona fotografica si fa in 12 ore. Qui ho più tempo.
A pensarci su, la parola maratona è perfetta per riassumere questo stare qui.
Maratona, costanza, mantenimento, correre, tempo...
Sì, è lei.

Ore 18:00 - Tema 4: e tu di che selfie sei?
Sento l'eco rimbombare "oh noooo". Perché ormai c'è la guerra ai selfie. Eppure, se selfie significa autoscatto, bè tutti i più grandi fotografi se li sono fatti con le loro Hasselblad, Leica, Graflex, nello specchio, nelle vetrine, nelle pozze d'acqua. Io personalmente me ne sono fatti tantissimi in pellicola, soprattutto mentre facevo il corso online di fotografia della National Geographic e col fisheye scattando anche con i piedi. Che figata. L'ultimo autoscatto prezioso volevo farlo quando A. mi ha prestato la Hasselblad a Natale. Era quasi un dovere dovermi immortalare con lei. Come fosse l'unica volta. Solo che poi con donna Hassel (è proprio femmina la Hasselblad) sono andata in giro per masserie abbandonate e gli oggetti e i dettagli hanno vinto su di me. Una sedia, una panchina, una foglia di fico, un tetto sgarrupato, un muro a secco, una striscia di luce. Tutto tranne me. Ecco di che selfie ero a Natale. Trovo quindi geniale il tema, che arriva mentre sono da Leroy Merlain con mio padre. Trovo che sia proprio un'occasione per dire la propria su questo fenomeno prima sposato, poi abbandonato. Del selfie, oltre al nome, dà fastidio il "qui e ora" (scatto e posto) immagino, ma la maratona per regolamento non può esserlo, quindi bravi, bravissimi.

Il migrante i selfie se li fa in continuazione quando è nella sua terra. Si guarda un casino, si osserva, deduce, si chiede e si risponde all'istante, altro che polaroid!
Alle 13.30 appuntamento da Silvia e Simone per andare a mare, primo bagno, sono in ritardo, mi sono trattenuta a Brindisi un po' di più, ma neanche loro sono pronti. Le previsioni ci direbbero di rimanere a nord di Brindisi, ma a sud Silvia e Simone ci devono andare per forza. Per loro la direzione è Castro. Io li accompagno per un pezzo. Così partiamo, in 3 con due macchine, io rientrerò da sola la sera. Direzione, Santa Caterina, uno dei nostri posti preferiti. Poi la strada è fantastica, Porto Cesareo, Sant’Isidoro, e su verso Santa Caterina; è uno spettacolo. Ma Simone manca il cartello per la litoranea e io, con la musica a tutto volume e la testa in panne,  me ne accorgo troppo tardi. Pace, tanto io me la farò a ritorno da sola e sarà il tramonto. E così è dopo il bagno, 2 birre, il cibo le risate, il temporale e ciao Silvia buon matrimonio, io risalgo. Ci metto un sacchissimo a fare la litoranea; mi fermo e mi godo il giallo oro della strada che da Porto Selvaggio passa da Torre Uluzzo e Torre Inserraglio. Proprio lì dove Silvia spariva mentre noi pulivamo casa, durante le nostre vacanze collettive e la trovavamo a sognare seduta davanti al tramonto. Passato "il fico d’india" e passati i ricordi di quei figaccioni che ci piacevano tutti, quando eravamo poco più che adolescenti, vedo un muro perpendicolare alla linea del mare. Il solito muretto a secco, ok, ma alla sua sinistra ha una sorpresa, l'arcobaleno della pioggia di prima.
Ed ecco il selfie del migrante che spiaccica il suo sguardo su quello spaccato di mondo e pensa “meno male che non ci sto sempre, sennò la sorpresa di questa bellezza non si rinnoverebbe” mentendo spudoratamente.
padella-phone


lunedì 16 giugno 2014

maratona: tema 3

31 maggio 2014. Come ogni anno la maratona di Imago: 4 temi ogni 3 ore.
Nel 2012 l’ho fatta a Parigi, nel 2013 mezza a Pisa, mezza a Viareggio.
Quest’anno la faccio qui, a Mesagne e dintorni con la Yashica MAT124G
La maratona fotografica si fa in 12 ore. Qui ho più tempo.
A pensarci su, la parola maratona è perfetta per riassumere questo stare qui.
Maratona, costanza, mantenimento, correre, tempo...
Sì, è lei.

Ore 15:00 - Tema 3: curve pericolose
AL: “Hai mica una tartaruga?”
Io: “Mmmhmmm no, però magari puoi rubare quella di pelouche di Benedetta”
pausa
AL: “Trovata! Vado al passaggio a livello”
IO: “Ok, io vado a cercare uno scurzone"
AL: “Bellissimo”
Non è facile questo tema, per niente. 

Le strade qui le conosco eppure riesco a perdermi ugualmente; è la testa che mi fa perdere. In campagna in questo periodo  prevalgono il giallo del grano, il blu del cielo e il bianco delle nuvole. Come un disegno nella testa di un bambino alle elementari. Monto sulla nuova meriva classe 2004 dei miei e vado verso la cava, dove c’è l’arco-in-mezzo-al-nulla. Mi ci portò Brà la prima volta, di sera e c’era la luna piena. Ricordo quel silenzio. Lo stesso che c’è adesso, perché è furora e alla furora si sta in casa, chi dorme, chi lava i piatti, chi fa l’amore, al massimo si fugge di nascosto dalla moglie per il bar con gli amici; ma in campagna la sciurnata è finita. A dire il vero un’Ape mi passa accanto, il contadino mi scruta e avanza con il volto verso il vetro anteriore, ci seguiamo con lo sguardo, dal vetro anteriore la sua faccia adesso è piantata sul finestrino di destra; io faccio ciao con la mano; lui abbassa la testa e la cosa è risolta “sono di qui” e lui “bbuenu, ma cc’è ssontu ddì machini fotografichi strani?”
Resto davanti all’arco e penso che neanche stavolta mi ci avvicinerò, anche se tra me e lui ci sono i fiori adesso. L’arco-in-mezzo-al-nulla ha senso da lontano, silenzioso, bollente, con i pali dell’elettricità dietro. L’arco-in-mezzo-al-nulla è in vendita. Azz! Chi lo comprerà, lo butterà giù? Ci costruirà qualcosa intorno, dietro, sopra e sotto? Niente più passaggio della luna nell’arco per noi nottambuli? Ecco la prima curva pericolosa di oggi. Allora mi giro e alle spalle ritrovo quel giallo intenso. La casa-alla-cava è ancora lì per fortuna, i fichi d’india e i cipressi, pfiuuu, non è in vendita la casa, anche se avrebbe più senso. Nella casa-alla-cava, così come nella casa della Nunna Leta e della Vergine, i ragazzi dovevano passare il test del “masculo vero”. Per esserlo, dovevano andarci dentro al buio di notte. Non mi piaceva, forse perché masculazza mi ci sono sempre sentita, ma le femmine lì non erano ammesse, se non per imboscarsi.
La furora è capace di rallentare anche la frenesia del migrante, così lascio il giallo, blu, bianco, arco e ricordi di adolescenza e rientro a casa.

Io: “Allora la tartaruga?”
AL: “E’ stata bravissima, la curva più bella che c’è. E poi cilona era il mio soprannome”
Io: “Anche il mio: io, cilona piccola e mia sorella, cilona grande”

le foto a sin e in basso a dx: Padella-phone
la "tartaruga" in alto a sin è di AL: Canon 400d f15-85




DIZIONARIO
cilona: la tartaruga
furora: il primo pomeriggio (14:00-17:00)
sciurnata: la giornata di lavoro
scurzone: il biacco Hierophis viridiflavus



venerdì 6 giugno 2014

maratona: tema 2

31 maggio 2014. Come ogni anno la maratona di Imago: 4 temi ogni 3 ore.
Nel 2012 l’ho fatta a Parigi, nel 2013 mezza a Pisa, mezza a Viareggio.
Quest’anno la faccio qui, a Mesagne e dintorni con la Yashica MAT124G
La maratona fotografica si fa in 12 ore. Qui ho più tempo.
A pensarci su, la parola maratona è perfetta per riassumere questo stare qui.
Maratona, costanza, mantenimento, correre, tempo...
Sì, è lei.

ore 12:00 - Tema n.2: l’arte messa al muro
Alle 10.00 sono con quelli di Mesagne bene comune, la nuova lista civica locale. Ci portano in giro per il centro storico per assegnare il premio "Attila flagello di Dio" al Comune di Mesagne come denuncia alla mancata tutela e valorizzazione di tesori occultati. Il tesoro più occultato è la chiesa di SS Salvatore. Non si vede perché la chiesa è murata e intonacata in pieno centro storico. E’ davanti all’ex Cassa di Risparmio. E' vicino la porta piccola, dove abitavo e ci sono passata per anni per andare a scuola a piedi e anche in vespa con Lilli. Passando di lì "tagliavo" per andare in villa, dove ci incontravamo e ci mettevo 8 minuti esatti camminando veloce, perché negli anni '90 il centro storico era ancora agitato. Forse è per questo che non mi sono mai accorta di quel muro bianco, piuttosto quella Cassa di Risparmio dismessa, ma quando la aggiustano? Questo me lo chiedo ancora adesso. Dentro quel muro non c’è una casa disabitata, ma una chiesa medioevale con affreschi bizantini, topi e piccioni. Fuori, una finestra murata e una persiana finta, accanto alla quale, un portone chiuso, di quelli ad arco grandi grandi. La bandiera con la faccia di Abatantuono ci sta proprio bene.
Passato vicolo dei Resta, verso la porta nuova c’è via Capodieci, una delle mie preferite, strettissima, bianca ovunque, intonacata tipo Grecia e con le chianche vere a terra. Mi sa che là ci stava Chicchino, il nostro amico scultore, musicista-ad-orecchio, contadino, nonno adottivo di mio fratello, innamorato delle cugine zitelle di mia nonna, che andava in bicicletta fischiando e cantando, sempre allegro, che a stento sapeva scrivere il suo nome, che poi è morto a Como dal figlio. Lontano dalla sua Mesagne, peggio non poteva succedergli. Già, quando parte lo stream of consciuosness parte! In via Capodieci ci sono le case torri con le sottane e le soprane. Franco, la nostra guida, sa tutto. A Chicchino sarebbe piaciuto, anzi sicuramente si conoscevano. Per pensare a lui mi sono persa l’inizio del racconto e ho capito solo che nelle sottane si lavorava e nelle soprane si viveva. AL mi dirà il giorno dopo che nelle sottane si prostituivano. Non fa una piega. Tutto è bianco e tutto è anche scarabocchiato, dentro e fuori colorato di pennarelli, pedate, manifesti staccati male. Chiedo ad And&Rin di mettersi uno difronte all’altra con il cane e di guardarsi intensamente negli occhi. Decido che quello scatto lo ruberò al rullo della maratona, ma l’ovvietà di quella scena m’intriga. Il muro è dietro e il tema viene rappresentato prima ancora della sua uscita, perché sono ancora le 11:00 e il tema uscirà alle 12:00. Alla fine del giro, abbiamo tutti fame è ora di pranzo e scopro che quello di oggi è il terzo degli incontri-denuncia di Mesagne bene comune, chiedo quali siano stati gli altri 2 e mi rispondono “la visita a Muro Tenente e a Muro Maurizio”.
Abbasso lo sguardo e mi beo di questa magia, mi sento ancora nel posto giusto.
padella-phone

martedì 3 giugno 2014

maratona: tema 1

31 maggio 2014. Come ogni anno la maratona di Imago: 4 temi ogni 3 ore.
Nel 2012 l’ho fatta a Parigi, nel 2013 mezza a Pisa, mezza a Viareggio.
Quest’anno la faccio qui, a Mesagne e dintorni con la Yashica MAT124G
La maratona fotografica si fa in 12 ore. Qui ho più tempo.
A pensarci su, la parola maratona è perfetta per riassumere questo stare qui.
Maratona, costanza, mantenimento, correre, tempo...
Sì, è lei.

ore 9:00 - Tema n. 1: un irresistibile richiamo
Il tema esce su FB alle 9.00 e papà esclama “facilissimo: sei tornata a casa, l’ulivo!” Sorrido per il “facilissimo” e parte lo stream of consciousness. Mi viene in mente che a Brindisi ci fermiamo sempre in via Appia a prendere il pesce da mangiare possibilmente crudo, e quell’odore fortissimo appena scostata la tenda e di quando anni fa il pescivendolo disse: “Dottò, due datteri?” E io mi tappai le orecchie fresca-fresca di laurea in Biologia. Ma come fotografare un odore? Mi viene in mente quel suono che sento una volta lasciata la direttrice Brindisi-Taranto allo svincolo per Mesagne. Come fotografare un suono? Arrivo "ciao ma'" poi esco per il primo caffè. Ma di fotografare un sapore non ho voglia. Allora assaporo questo inizio del richiamo del migrante alla terra. 
Il fatto è che sappiamo benissimo i motivi per i quali non viviamo più qui. Così il migrante giustifica l’assenza dalla propria terra e amplifica il piacere del ritorno.
Per chi lasci è andare, per chi trovi è tornare
Si costruisce il ritorno, il migrante: sa che c’è sempre qualcuno che lo aspetta e vuole che ci sia sempre qualcuno ad aspettarlo e così da lontano si costruisce nuove persone felici di saperlo di nuovo qui. 
Il migrante avvisa, arriva e ha tutto il tempo già deciso nella sua testa: “faccio questo, poi vedo tizio, poi il caffè, poi un saluto ah ma la birra lì immancabile e il mare, sì il mare di Giugno quel sapore di ionio al tramonto o di adriatico di mattina, a scelta, tanto decide il vento”. Il senso del tempo è diverso per chi torna. Lo stanziale sai dove andartelo a trovare, addirittura lo rincorri come tu fossi un pazzo che pensa di non poter avere un domani, ma è vero però...basta un attimo e sei migrato di nuovo. Un concentrato di se-non-ora-quando in una frenesia che sembra non accontentarti mai. La tua faccia se è tosta, diventa di marmo, se è morbida è pane raffermo. Così, il tuo tempo a disposizione è a incastrare tutto.
Dunque questo richiamo, per seguire l'idea di papà, cos’è? Bè, sono io, è grano, terra rossa, chiesa, ulivo, mare e...la gente, naturalmente.
padella-phone